Ostia, CasaPound raccoglie pochi voti e molta attenzione

DiLuca Posted Ott 23, 2017

Ostia, CasaPound raccoglie pochi voti e molta attenzione

(Foto: Lapresse)
(Foto: Lapresse)

Prima di tutto occorrerebbe capire di cosa si parla. Alle elezioni di Ostia, il decimo municipio di Roma, i neofascisti di CasaPound hanno raccolto il 9,08% dei voti. Stiamo parlando di 5.944 preferenze. Tanto per capirci, quanto l’ex viceparroco don Franco De Donno, che ne ha incassate 5.640. Percentuale, quel 9,08% attribuito al candidato Luca Marsella, che appare significativa ma che ridotta ai valori assoluti assume contorni onestamente diversi. Persino dai titoloni che si leggono in queste ore.

A Ostia ha infatti votato poco più del 36% degli aventi diritto, che erano 185mila su circa 250mila residenti. Certo la crescita dei consensi è stata notevole (sette punti e mezzo rispetto alle comunali 2016). Ma se questo è il bottino dopo la waste land del decimo municipio e anni in cui i neofascisti ne hanno combinate di ogni colore (ma anche messo in piedi il loro discutibile welfare parallelo fatto fra l’altro di generi alimentari agli italiani e difesa da sgomberi e sfratti) chiunque conosca le periferie romane sa che poteva andare molto ma molto peggio. I voti di lista per CasaPound, quel “sindacato del popolo” che si fa sentire sul territorio incassando il dividendo di abbandono e disperazione, sono ancora di meno: 4.862, il 7,6%. Al 9,08% concorre soprattutto un’altra sigla apparentata, Cittadini per il X Municipio.

Chiarito che a vincere è stato l’astensionismo, la lontananza siderale dalla voglia di occuparsi del posto in cui si vive, lo schifo, anche, per la politica e non CasaPound, il punto, adesso, è un altro.

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Da più parti si racconta che quei voti potrebbero diventare “l’ago della bilancia” del ballottaggio fra la pentastellata Giuliana Di Pillo e la rivale Monica Picca di Fratelli d’Italia. A parte che non è tecnicamente vero, visto che ci sono almeno altre tre liste, dal Pd appunto all’ex viceparroco fino alla sinistra, che insieme hanno raccolto quasi 17mila voti. Oppure, incredibilmente, i 6mila scarsi dei neofascisti pesano più di quei 17mila?

La scelta direi di vita e di dignità sta tuttavia nelle mani delle due candidate: dicano che non vogliono trasformare quei voti nell’ago della bilancia, che non intendono governare un territorio difficile come Ostia con quel fardello sulle spalle. Si esprimano chiaramente su CasaPound e i suoi disvalori politici, rifiutando ogni sostegno esplicito o silente. Evitando di assegnare a Marsella e al suo vicecapo Simone Di Stefano, che dalla presunta ondata di Ostia vuole tentare di sfondare il 3% per entrare a Montecitorio, dignità di interlocutori politici essenziali per la vittoria.

Da una parte non pare esserci molta speranza. Oggi Giorgia Meloni dice senza mezzi termini a Repubblica che punta a quei voti per far vincere Picca: “Sono uno dei nostri tanti competitor. Siamo cose diverse e con loro abbiamo un rapporto sereno. Hanno fatto una buona campagna elettorale in un territorio dove sono radicati. Guardiamo con interesse ai loro elettori per questo ballottaggio”.

Da Di Pillo, invece, ma anche dai suoi referenti come la sindaca Virginia Raggi, si aspettano ancora parole chiare. Anche perché lo stesso Marsella – che parla dei suoi rapporti e del sostegno ricevuto dal clan mafioso Spada come di “attacchi a orologeria” – ha spiegato al Corriere della Sera che “se gran parte delle preferenze che loro hanno perso (M5S, nda) è andata a noi, vorrà dire qualcosa”. Insomma, tira un rapporto fra i 22mila voti persi dai grillini sul litorale e la crescita di CasaPound.

Mi pare che il nodo sia tutto qui. Non altrove. Da una parte è impossibile sottovalutare i risultati che, in giro per l’Italia, CasaPound ha raccolto in diverse scadenze elettorali, dal 7% di Bolzano all’8% di Lucca fino al 5% di Todi. Dall’altra la responsabilità è tutta nelle mani di chi vorrà stringere quelle di Gianluca Iannone e del movimento di estrema destra, evitando di cercare altre convergenze e trasformando un movimento certo radicato in alcune zone ma nella sostanza isolato e (almeno fino a ieri) ininfluente elettoralmente in un partner credibile a cui rendere conto e concedere una rampa di lancio da Nuova Ostia alla Camera dei deputati.

DiLuca Posted Ott 23, 2017

Con Smart Garden l'orto si fa in cucina, e non serve il pollice verde

Progettata da Click & Grow, questa serra smart regola automaticamente la quantità di luce, ossigeno, acqua e nutrienti per le tue piante

La nuova consapevolezza alimentare e dell’importanza delle risorse sta spingendo sempre più aziende hi-tech ad offrire metodi alternativi per mangiare bene e mantenersi in forma. Il re del settore è ovviamente la serra intelligente come queste serre di Click & Grow. Ultratecnologiche, le miniserre consentono di avere un orto in casa in modo semplice e veloce, e soprattutto senza alcuna idea di cosa diavolo stiamo facendo.

Per farla proprio facile facile, l’azienda vende semi e terriccio già pronti per essere installati, così evitiamo di fare errori — anche perché una volta preparato, il macchinario poi fa tutto da solo. Una serie di LED simula la luce solare, alternando un ciclo di 16 ore di luce con uno di 8 ore di buio, permettendo alle piante di crescere senza il nostro intervento: la regolazione di acqua, ossigeno e nutrienti è del tutto automatica, mentre il posizionamento in casa la mette al riparo dall’attacco di infestanti e parassiti.

Ogni ricarica di terra contiene già semi e nutrienti necessari alla crescita e può germogliare fino a 3 o 4 volte, a seconda di quanto venga potata al momento del raccolto.

Tra le piante commestibili a disposizione, oltre a tantissimi tipi di insalata, anche pomodorini, peperoncini e fragole selvatiche. Ma se la serra è in bella vista sul piano della cucina, si possono anche alternare petunie, lavanda, mimosa e altri tipi di fiori. Prezzi delle ricariche a partire da 10 dollari per tre capsule uguali, ma ci sono anche i mix di 9 capsule dedicati alle salse piccanti (con mini pomodorini, peperoncini e prezzemolo), alla pizza (con basilico, timo e origano) e alle tisane (con menta, melissa e stevia).

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E c’è anche la capsula coi nutrienti in cui puoi piantare i semi che vuoi, ma poi non è detto che cresca qualcosa. Prezzi da 10 a 30 dollari.

Disponibile in diverse fogge e dimensioni, Click & Grow viene proposta a partire da 59,99 dollari per una miniserra da tre piantine fino ad arrivare ai 1.299 dollari della Wall Farm, una vera e proprie azienda agricola a muro capace di ospitare 51 piante.