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L'edizione limitata di Kit Kat per la fioritura dei ciliegi in Giappone

Quattro versioni speciali del celebre snack, per festeggiare l’arrivo della primavera e la fine dell’anno scolastico

Chiunque sia stato in Giappone ha potuto verificare di persona la dilagante passione collettiva che la popolazione nipponica nutre verso il Kit Kat: nel Paese del Sol Levante lo snack di casa Nestlé è disponibile in oltre 300 varianti di gusti e colori, e non mancano di certo le edizioni limitate per festeggiare le diverse ricorrenze dell’anno. In vista della fine di marzo, con la fioritura dei ciliegi e la fine dell’anno scolastico in arrivo, è stato così messo a punto uno speciale set di Kit Kat, che celebra la primavera in tutta la sua bellezza.

In particolare sono quattro le novità proposte quest’anno, acquistabili anche online in un unico pacchetto per i più golosi. Si parte dall’esclusiva confezione Sakura Strawberry Kit Kat, venduta nei locali premium Kit Kat Chocolatory a 1080 yen, circa 8 euro: un cilindro bianco che contiene al proprio interno un ciondolo realizzato in legno di ciliegio, con la forma del caratteristico fiore rosa, insieme con cinque mini-barrette al gusto fragola ripiene di crema preparata con foglie di ciliegio.

E si continua con altre tre confezioni speciali, acquistabili anche nei supermercati a 324 yen, circa 2,40 euro: in questo caso, i mini snack all’interno sono quelli classici al cioccolato al latte, quelli fondenti o ancora quelli allo iyokan, una sorta di mandarino tipico giapponese. Oltre ai fiori di ciliegio disegnati sulle confezioni, troviamo anche su ogni barretta un messaggio di incoraggiamento pensato per gli studenti, con incitamenti che spaziano dal Forza! al Ce la puoi fare!, e uno spazio bianco sul retro su cui scrivere eventuali dediche.

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In caso di regalo portafortuna in vista degli esami.

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Smart Mobility

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(Foto: William Murphy/Flickr)

Sistema di modernizzazione dei trasporti basato su una gestione intelligente e hi-tech degli spostamenti di persone e merci. Gli obiettivi della s.m. sono il miglioramento della logistica (con la relativa riduzione degli sprechi di tempo e denaro), la creazione di nuovi modelli economici per imprese che si occupano di mobilità su larga scala e la riduzione dell’impatto ambientale. Le possibili azioni a favore della s.m. includono il potenziamento della rete di trasporti pubblici in termini di interconnessioni, la creazione di parcheggi di interscambio, la realizzazione di una rete di piste ciclabili e l’adozione di sistemi di informazione per i cittadini sullo stato del traffico.

Inoltre rientrano nell’ambito della s.m. anche le restrizioni al traffico, le limitazioni d’accesso ai centri storici, la costituzione di aree pedonali e le iniziative in favore del trasporto pubblico. Per i cittadini s.m. significa utilizzare sistemi informatizzati di navigazione e di ottimizzazione dei percorsi, nonché car sharing, bike sharing, tecnologie di comunicazione tra veicoli e piattaforme di prenotazione e pagamento in mobilità.

Dal 15 al 18 marzo, Milano è #MilanoDigitalWeek: quattro giorni di eventi dedicati alla cultura dell’innovazione. I temi? Scoprili con il Dizionario Digitale, raccolta di parole chiave raccontate da Wired Italia.

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Il miele (anche di manuka) non ti aiuterà

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Il miele di manuka è un miele monoflorale, cioè prodotto da una solo pianta, la manuka appunto, o più precisamente la leptospermum scoparium, che arriva dall’Australia e dalla Nuova Zelanda. Vale talmente tanto, vista la richiesta, che dall’altra parte del mondo è in corso una guerra commenrciale per accaparrarsi il diritto di dirsi patria di questo oro liquido (un barattolino da 250 grammi si vende, come si vede nell’immagine, a 140 euro). Il suo primo problema quindi, ovviamente, riguarda la contraffazione. Essendo considerato una panacea, e costando l’ira di dio, spesso è contraffatto, ovvero mescolato con altri mieli meno “nobili” e famosi. Prima di tutto quindi, se proprio ci tenete, comprate miele di manuka con il marchio “Umf”, cioè Unic manuka factor, che è il bollino di qualità reso dall’associazione di produttori di questo miele, che controlla la presenza effettiva dei principi attivi (ma che non è un riconoscimento legale né scientifico).

Prima di comprare anche quello “certificato”, poi, aspettate di leggere tutto.

Questo miele è molto studiato per sue attività antibatteriche a livello topico – mi spiega Lucilla Titta, nutrizionista dello Ieo –. Gli studi dove funziona sono quelli in cui si trattano ulcere o infezioni da stafilococco. Quindi ha un valore simile a quello di una pomata antibiotica. Questo è l’unica proprietà dimostrata che possiede”. Però attenzione: se io avessi un’ulcera, non ci metterei mai sopra un miele del quale non posso sapere le condizioni igieniche in cui è stato confezionato, di cui non ho le garanzie che un farmaco deve avere per essere approvato, e – infine – non spenderei mille volte di più di quel che costa una banale pomata antibatterica.

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E che dire delle altre proprietà decantate? “Altri trial hanno valutato l’effetto sulla mucosite (un danno delle mucose orali dovute a trattamenti come la radioterapia) o sulla salute dell’intestino, con profili della flora batterica dopo l’assunzione: zero risultati. Lo stesso con la mucosite: nessun miglioramento. L’unico effetto verificato dalla scienza, come detto, è quello sulle ferite, le ulcere e l’impetigine (un’infezione della pelle da stafilococco). Ma questo non ne fa un farmaco. Rispetto alla gentamicina, che tra l’altro costa molto meno, non dà la sicurezza di un farmaco”.

Arriviamo all’uso più comune del miele, e del miele di manuka. “Non c’è nessuna prova che il miele in generale possa prevenire o curare le classiche malattie da raffreddamento. Usare il miele contro il raffreddore è un semplice mito. I principi attivi del miele – e ve lo dice un’appassionata di miele – come i polifenoli e le sostanze con attività antibatterica e i sali minerali, sono in quantità del tutto insufficiente per aver alcun effetto benefico”. Delusione. Il miele lo dobbiamo mangiare solo se ci piace: ha molti zuccheri, è acqua e zucchero praticamente, e quindi porta con se soprattutto i danni di un’alimentazione già di per sé troppo ricca di zuccheri. “Il miele è aromatico, come lo zucchero di canna. Ma entrambi non fanno meglio alla salute rispetto allo zucchero bianco classico”: potrebbe succedere solo se riusciamo a sfruttarne l’aroma per usarne meno, mentre invece in genere succede che, essendo lo zucchero di canna e il miele meno dolci dello zucchero bianco, alla fine ne usiamo di più per raggiungere lo stesso livello di sapore dolce, anche perché consciamente o inconsciamente siamo convinti che si tratti di un alimento “nobile”, o “sano” o comunque migliore dello zucchero bianco. Cosa che non è.

Ma se il manuka funziona come antibatterico della pelle – questo il mio ultimo dubbio – perché non dovrebbe funzionare anche come antibatterico delle vie respiratorie? “Eh, chi lo sa?”, mi risponde Titta. “Forse perché non resta su abbastanza”. Quel che è certo è che i mieli in generale non hanno un’efficacia dimostrata contro alcuna malattia da raffreddamento. Se però invece la domanda è: “può la natura e l’alimentazione aiutarci a rimanere sani o a guarire prima?” Allora la risposta è sì: “Quando stiamo male la cosa importante è idratarsi: quindi ok a brodi e minestre, e a tutti gli alimenti con molta acqua. Per la prevenzione invece è importante tenere in salute l’intestino, con probiotici, fibre – frutta, verdura e cereali integrali – e tanti alimenti ricchi di vitamina c come kiwi, agrumi e peperoni crudi”.

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Starbucks lancia la sua carta di credito

Carta Starbucks misura

In attesa dell’imminente approdo in Italia, con l’apertura prevista per l’autunno della Reserve Roastery di Milano, Starbucks ha ufficialmente lanciato in collaborazione con Chase la sua Starbucks Rewards Visa Card, una speciale carta di credito integrata con la raccolta punti del gruppo di caffetterie. Utilizzando la carta in questione, sia all’interno sia all’esterno dei locali della Sirena, i clienti potranno infatti incrementare il proprio bottino di punti stella, le Stars del programma fedeltà Starbucks Rewards, convertibili in bevande, dolci e snack.

“Per noi è importante che la raccolta punti del programma fedeltà diventi per i nostri clienti il più semplice possibile, e la nuova carta di credito servirà proprio per questo, entrando senza alcuna difficoltà nelle loro abitudini quotidiane”, ha dichiarato Matt Ryan, executive vice president e chief strategy officer di Starbucks. La carta sarà inoltre collegata direttamente all’app mobile di Starbucks, per permettere un monitoraggio diretto delle Stars accumulate.

In particolare, la Starbucks Rewards Visa Card – che avrà un costo annuale di 49 dollari – offrirà ben 2.500 stelle (pari a una ventina di bevande omaggio) a chi spenderà almeno 500 dollari nei primi tre mesi dall’apertura dell’account, fino a tre stelle per ogni dollaro speso in una caffetteria Starbucks e una stella ogni 4 dollari spesi in qualsiasi negozio, fisico o virtuale. Il tutto, insieme con una selezione speciale di prodotti riservati ai possessori della carta di credito.

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Resynthesis, come raccontare i viaggi di notte

Il corto è stato realizzato dal regista Kevin McGloughlin, le immagini sono ispirate ai viaggi in treno, ad alta velocità

Resynthesis è il titolo di un corto fantascientifico, sperimentale, psichedelico, sul tema del viaggio, realizzato dal regista irlandese Kevin McGloughlin.

Il video è una rielaborazione della visione notturna delle immagini in movimento, delle luci dai lampioni, osservate da un mezzo di trasporto, da un treno o da una macchina.

Il corto è stato realizzato per dare un’immagine alla canzone omonima, Resynthesis appunto, realizzata dal musicista e performer Max Cooper.

Cooper così spiega la genesi del video: “Ultimamente ho fatto molti viaggi in treno, ad alta velocità, e passavo il tempo guardando le luci scorrere in lontananza. Mi sono chiesto se fosse possibile riprodurre quell’esperienza in qualche maniera, e ho pensato che sarebbe stato interessante realizzare un video da sincronizzare a una musica scritta proprio durante quei viaggi”.

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Le foto in maschera del Carnevale di Venezia

Nelle calli e nelle piazze è spettacolo nell’annuale appuntamento in maschera. E non manca nemmeno il tradizionale volo dell’angelo

Mascherarsi è un gioco, ma anche un’arte e a Venezia, nel celebre Carnevale, il livello della posta in gioco si alza. Le aspettative sono sempre molto alte su questo evento, probabilmente il Carnevale più famoso su scala globale, come dimostra l’attenzione anche sui social network e sulla stampa estera.

Ecco alcune belle immagini dalla città lagunare, che nel weekend ha visto anche andare in scena il tradizionale volo dell’angelo in piazza San Marco, un evento con accesso limitato e molta attenzione alla sicurezza.

Il Carnevale è in scena fino al 13 febbraio; e non bisogna avere paura di esagerare. Il tema dell’edizione 2018 è il gioco, la città che gioca, come indica il titolo della manifestazione, Creatum  Civitas Ludens. Insomma, meglio stupire, anche pensando a qualche scatto da taggare su Instagram, prima di tornare alla vita normale.

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Londra celebra la storia e l'impegno politico della T-shirt

Il Fashion and Textile Museum della capitale britannica inaugura la mostra T-Shirt: Cult – Culture – Subversion

La t-shirt è democratica, accessibile a chiunque e capace di reinventarsi. Ma anche di lanciare messaggi che vadano al di là del semplice vestire. Per questo il Fashion and Textile Museum di Londra rende omaggio a questa icona dell’abbigliamento con la mostra T-Shirt: Cult – Culture – Subversion: un’esposizione che sottolinea il ruolo e l’evoluzione della classica maglietta, passata attraverso la ribellione del rock ‘n’ roll e le manifestazioni politiche del punk, fino a essere reinterpretata dai grandi marchi del lusso.

La mostra, di cui trovate alcune anticipazioni nella nostra gallery, comprenderà una collezione privata di t-shirt della stilista britannica Vivienne Westwood, che spazierà dagli esordi legati appunto al mondo del rock e della rivoluzione sessuale fino alle più recenti creazioni dedicate alle tematiche ambientali. Intorno a questa serie si svilupperà il resto dell’esposizione, che racconterà la storia della t-shirt e ne spiegherà le tecnologie di produzione.

È possibile prenotare online i biglietti per visitare T-Shirt: Cult – Culture – Subversion, che resterà allestita dal 9 febbraio al 6 maggio.

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Insonnia, cos'è e come si cura

(Foto: PhotoAlto/Frederic Cirou/Getty Images)
(Foto: PhotoAlto/Frederic Cirou/Getty Images)

Solo in Italia si calcola che a soffrire di insonnia cronica siano 9 milioni di persone, con ripercussioni importanti non solo sulla qualità della vita, ma anche sul lavoro e sulla salute. Ma cosa sappiamo davvero di questo disturbo? E soprattutto, si può curare? Come?

Che cos’è l’insonnia
Di passare notti in bianco può capitare a tutti. Qualche brutto pensiero, impegni importanti, o solo una cena più pesante delle altre. Ma l’insonnia propriamente detta è altro. Complessivamente si parla di insonnia come un disordine frequente e persistente, in cui chi ne è colpito ha: difficoltà ad addormentarsi, a rimanere addormentato, ha risvegli frequenti o problemi a riaddormentarsi, si sveglia presto o tutte le cose insieme; si alza stanco, affatto riposato, sonnolento, irritato, con difficoltà a concentrarsi, a lavorare e a interagire con gli altri, a guidare (aumentando così il rischio di incidenti). Tutto questo malgrado la possibilità di dormire. Quanto? Non è chiaro quando non si deve dormire per parlare di insonnia, dal momento che ognuno ha un diverso e personale bisogno di sonno, anche se le linee guida sono d’accordo nel ritenere come necessarie dalle 7 alle 9 ore per gli adulti e spesso si parla di insonnia quando quelle dormite son meno di sei, per tre o più notti a settimana.

Alcune persone possono soffrire di insonnia per qualche breve periodo, una settimana o anche un mese, e in tal caso si tende generalmente a parlare di insonnia acuta. Se il disturbo si protrae invece più a lungo invece l’insonnia diventa cronica e generalmente sono diverse anche le cause tra chi soffre di una forma piuttosto che dell’altra.

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L’insonnia può essere un sintomo (o un effetto collaterale)
L’insonnia può essere essa stessa il problema o essere dovuta a qualcos’altro. In questo caso significa che le difficoltà nel dormire sono dovute a una condizione preesistente che rende difficile il riposo. Dolori, depressione e ansie – che siano le preoccupazioni per la scuola, la famiglia, il lavoro, le relazioni di coppia, un lutto o la malattia di un caro – figurano ai primi posti tra le cause che impediscono di riposare. Oltre alle problematiche psicologiche ed emotive diverse condizioni mediche stesse però possono rendere complicato il sonno, come artrite, asma, apnee notturne, dolori alla schiena, allergie, problemi gastrointestinali, nonché malattie quali cancro, Alzheimer e Parkinson.

Spesso anche i medicinali possono essere la causa: è il caso di alcuni antidepressivi, farmaci per la pressione, le allergie, corticosteroidi e decongestionanti. Non consigliano il sonno neanche tè, caffeina, coca cola e altre bevande che contengano stimolanti, così come la nicotina, stimolante anch’essa. Anche l’apparente effetto sedativo dell’alcool è un inganno: se infatti può aiutare ad addormentarsi previene il sonno profondo e spesso causa risvegli notturni. Come in molti avranno sperimentato poi spesso l’insonnia può essere l’effetto collaterale di cause minori, come cambi turni al lavoro e di abitudini (nonché di letto). Infine l’età stessa è un fattore di rischio (così come essere donne) per lo sviluppo di insonnia: con l’età infatti il rischio di non dormire o dormire male aumenta, sia per aumento delle condizioni disturbanti (dalla menopausa alle maggiori probabilità di soffrire di altre co-morbidità) che per cambiamenti nelle abitudini e fisiologia. Con l’età inoltre l’orologio biologico si sposta, facendo avvertire prima il sonno e destandoci prima la mattina, ma anche le ridotte attività lavorative e fisiche possono cambiare le abitudini in fatto di riposi e riposini.

Quando l’insonnia è la malattia
A volte però non è possibile rintracciare in cause esterne le ragioni delle difficoltà a dormire. In tal caso si parla di insonnia primaria, un disturbo non ancora ben compreso e che generalmente si protrae a lungo e non attribuibile direttamente a condizioni psichiatriche, mediche o ambientali. Cambiamenti negli stili di vita, stress prolungati o disordini emotivi possono essere causa di insonnia primaria. Anche quando risolti però, spiegano dall’Nih, i problemi a dormire possono persistere e spesso a rendere complicato il sonno sono proprio i rimedi messi in atto per combattere l’insonnia, come l’abitudine a riposini pomeridiani o andare a dormire presto. Accanto alla teoria secondo cui nelle persone che soffrono di insonnia si abbia uno sbilancio chimico, sia a livello dei mediatori cerebrali che plasmatico, recentemente si è fatta largo anche quella secondo cui l’insonnia sarebbe legata a un problema di materia bianca. Uno studio su Radiology ha infatti mostrato che nei pazienti con insonnia primaria si osserva una ridotta integrità della materia bianca in alcune regioni dell’emisfero destro e del talamo.

Come si diagnostica
Il primo passo è esser certi di soffrire di insonnia. Per questo lo specialista si occuperà di capire qualsiasi aspetto che possa influenzare negativamente la qualità del sonno, con indagini mediche, per identificare eventuali condizioni disturbanti e un’attenta anamnesi degli stili di vita. Nel caso in cui non fosse possibile rintracciare una causa chiara all’origine dell’insonnia su cui intervenire, è possibile che il medico chieda al paziente di sottoporsi a una serie di esami specifici per valutare la qualità del sonno presso un centro specializzato, misurando il battito cardiaco, la saturazione di ossigeno nel sangue, l’attività cerebrale, i movimenti degli occhi e del corpo (si parla in tal caso di polisonnografia). In questo modo lo specialista sarà in grado di confermare o escludere la presenza di un disturbo del sonno mascherato dall’insonnia e di identificare la terapia più appropriata.

I trattamenti: non solo melatonina
A volte agire sulle cause prime dell’insonnia o modificare le proprie abitudini in fatto di sonno non basta. Così come potrebbe non essere sufficiente rinunciare a caffè, tè, sigarette, non esagerare con l’alcol e i pasti serali, limitare la quantità di luce nella stanza prima di dormire. La cosiddetta igiene del sonno insomma potrebbe sì risolvere i problemi di molti ma non di tutti. Accanto ai cambiamenti di stili di vita gli altri interventi per risolvere il problema dell’insonnia rientrano in tre grandi categorie: la terapia cognitivo comportamentale (Cognitive-Behaviour Therapy, CBT), i farmaci e le terapie cosiddette complementari. La terapia cognitivo comportamentale è stata appena riconosciuta in via ufficiale dall’American College of Physicians (Acp) come il trattamento di prima linea nella lotta all’insonnia cronica. La Cbt, in sedute faccia a faccia con uno psicoterapeuta o  di gruppo, mette in atto tutta una serie di strategie per favorire il sonno e contrastare ansie e pensieri negativi che possano allontanarlo, eliminando miti e paure legate al sonno. Ma al tempo stesso, e a seconda dei diversi casi, il terapista può lavorare insieme al paziente cercando di eliminare le cattive abitudini che compromettono la qualità e durata del sonno, limitando la quanità spesa al letto da svegli e praticando una serie di tecniche di rilassamento. “Sebbene abbiamo prove insufficienti per confrontare direttamente la Cbt con i trattamenti farmacologici, la terapia congnitivo-comportamentale probabilmente comporta meno rischi”, ha commentato il presidente della Acp, Wayne J. Riley: “I farmaci per il sonno possono infatti essere associati a diversi effetti collaterali gravi”. Inoltre i farmaci – quali antistaminici (usati per il loro effetto sedativo) benzodiazepine, ipnotici non benzodiazepinici – non agiscono colpendo le cause prime dell’insonnia e non sono indicati come trattamenti per lunghi periodi anche se per brevi possono essere utilizzati in combinazione alla terapia cognitivo comportamentale. La nota melatonina rientra infine nella cosiddette terapie complementari, insieme anche a rimendi come valeriana, agopuntura e yoga. Malgrado la diffusione però, non è ancora chiaro quanto realmente gli integratori di melatonina – una sostanza prodotta naturalmente dal corpo in assenza di luce e che partecipa alla regolazione del sonno – siano efficaci per il trattamento dell’insonnia.

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10 edifici progettati da Alvar Aalto

Nasceva 120 anni fa l’architetto che ha messo la Finlandia sulla mappa della grande architettura mondiale

Gli architetti sono un po’ come i registi: ogni opera è un pezzo unico, hanno ammiratori in tutto il mondo e soprattutto influenzano i colleghi più giovani che si ispirano ai grandi che li hanno preceduti.

Discorso valido anche per il finlandese Alvar Aalto, uno dei nomi più importanti dell’architettura mondiale, nato il 3 febbraio 1898 in Finlandia a Kuortane, all’epoca parte dell’Impero russo.

Non solo architetto, ma anche designer di spessore, Aalto ha cominciato a progettare nei primi decenni del ventesimo secolo e alcuni progetti hanno visto la luce dopo il 1976, anno della sua scomparsa. Ancora oggi la sua architettura ispira e colpisce per il mix di funzionalità, razionalismo, modernismo, sempre con l’uomo al centro.

L’uso della luce, il dialogo degli edifici con l’ambiente circostante e la passione per il dettaglio, anche negli interni, lo rendono ancora oggi una fonte di grande ispirazione. Poi, certo, conta anche il fattore nordico che ci conquista per la sua alterità.

Ecco nella gallery alcune delle principali opere dell’architetto finlandese, un ripasso veloce in occasione del suo 120esimo compleanno.

 

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Ikea potrebbe presto mettere i suoi mobili in affitto

Ikea affitto
La sharing economy sta rapidamente cambiando i nostri stili di vita. Le auto diventano condivise, le stanze degli appartamenti prendono il posto di quelle degli hotel. E così anche un colosso come Ikea potrebbe presto inaugurare un nuovo business: quello dei mobili in affitto. La curiosa possibilità è stata ventilata dall’amministratore delegato del colosso svedese, Jesper Brodin, in un intervento al World Economic Forum di Davos, ripreso dal Telegraph. “Tutto potrebbe essere affittato, ha dichiarato, anche un semplice tappeto”.

Dietro questa uscita, che ha tutto l’aspetto di un’anticipazione per il futuro prossimo, ci sarebbe sostanzialmente due motivi. Il primo, appunto, sarebbe quello di venire ulteriormente incontro alle necessità in rapidissimo cambiamento dei lavoratori e degli studenti di oggi. Un pendolare che lavora a Londra, come ha suggerito lo stesso Brodin, potrebbe non essere interessato a costruirsi una vera e propria casa nella metropoli, e dunque l’affitto dei mobili potrebbe essere una buona soluzione per arredare il proprio pied-à-terre temporaneo.

L’altro, invece, sarebbe legato alla sostenibilità ambientale. Un armadio in affitto, per esempio, potrebbe facilmente essere riutilizzato o riciclato, se lasciato sotto un’attenta supervisione. Ciò per evitare un eventuale abbandono in discarica, o un ciclo di utilizzo del mobile al di sotto del suo potenziale. Le politiche di Ikea, d’altronde, sono ormai da anni attente alle tematiche legate alla sostenibilità: in Giappone, per esempio, è stata avviata una sperimentazione che permette ai clienti di riportare i vecchi divani al punto vendita, invece di disfarsene in altri modi.

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Ciò permetterebbe anche in questo caso il riciclo di parti e materiali.