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DiLuca

Perché a Roma c'è sempre un'emergenza rifiuti?

(foto: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
(foto: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Finite le feste si torna alla vita normale. E a Roma, almeno negli ultimi anni, questo vuol dire emergenza rifiuti. Anche il nuovo anno infatti si è aperto, puntualissimo, con le ormai abituali immagini di strade e cassonetti invasi dall’immondizia, seguiti dall’altrettanto tradizionale coda di polemiche, insulti, rimpalli e botta e risposta tra politici di ogni colore. Perché lungi dall’essersi risolta, l’emergenza evidentemente rimane in agguato pronta a colpire al primo intoppo. Ma cosa è andato storto in questa occasione? Cosa possiamo aspettarci per il futuro, e soprattutto, come siamo arrivati a questo punto? Vediamo di ripercorrere insieme alcuni punti della complicatissima, e scabrosa, vicenda dei rifiuti romani.

La situazione attuale
Innanzitutto: cosa è capitato nelle ultime settimane? Come si legge sulla Stampa, sotto le feste è aumentata la produzione di rifiuti, passata dalle già elevate 4.500 tonnellate di un giorno medio a oltre 5mila. L’aumento di immondizia è coinciso inoltre con la chiusura per ferie degli impianti di raccolta, che ha fatto accumulare sacchi e buste nelle strade.

E alla riapertura, il sistema, già allo stremo con la gestione normale, è collassato, provocando ulteriori ritardi e montagne di buste maleodoranti che sommergono i cassonetti, che in molti quartieri sono stati anche dati alle fiamme dai cittadini esasperati.

A guardare la situazione all’interno degli impianti è quasi peggio. Chi ci è entrato parla di mucchi di rifiuti che straripano dalle fosse che dovrebbero ospitarli, di mezzi di Ama che faticano a muoversi tra la spazzatura e i Tmb (impianti di lavorazione e smistamento) trasformati in autentiche discariche a cielo aperto.

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Con strutture in cui si accumulano anche 4mila tonnellate di rifiuti, a fronte delle 750 per cui sono state costruite. Quindi il problema è duplice: da un lato, gli impianti che dovrebbero lavorare i rifiuti per poi inviarli in discarica sono pochi, malridotti, e pronti ad andare in tilt al primo intoppo (anche uno annunciato come le festività natalizie). Dall’altro, questi impianti che dovrebbero rappresentare semplicemente un punto di passaggio nel ciclo di valorizzazione e smaltimento dei fiuti, si trasformano in veri e propri – e improvvisati – impianti di stoccaggio, a causa della mancanza di sbocchi per l’immondizia romana.

Il passato
Per capire dove nasce questo secondo problema è necessario un piccolo passo indietro. Fino al 2013 Roma poteva contare sulla più grande discarica d’Europa: Malagrotta, luogo dell’ultimo riposo della monnezza romana per quasi 40 anni. 240 ettari di campagna laziale destinati ai rifiuti, che tra illeciti e incuria sono accusati di aver prodotto fortissimi danni all’ambiente e alla salute umana, e hanno fruttato una denuncia per associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti e truffa e una per disastro ambientale al boss dei rifiuti Manlio Cerroni. Proprio per porre fine a una situazione insostenibile (che ha portato alla regione sanzioni milionarie da parte della Commissione europea), l’allora sindaco Ignazio Marino portò a termine la chiusura della discarica. Lasciando però la città – complice la prematura fine del suo mandato – senza un luogo che potesse ospitare la sua immensa produzione annua di rifiuti.

E così oggi la capitale si trova senza uno sbocco ufficiale per la sua immondizia. L’indifferenziata viene trattata nei Tmb (con le attese che abbiamo citato), e poi lascia la città per dirigersi verso una moltitudine di destinazioni: discariche regionali, inceneritori e impianti di sfruttamento di altre regioni, e addirittura altre nazioni. È infatti un contratto stipulato con l’Austria ad aver allentato la pressioni negli ultimi anni (non senza polemiche): 70mila tonnellate di rifiuti ogni anno hanno raggiunto la capitale austriaca, per essere smaltite nei suoi inceneritori e alimentare il fabbisogno di energia elettrica di circa 170mila famiglie. Per molti uno spreco, per mancanza di pianificazione (gli stessi inceneritori di ultima generazione, praticamente a impatto zero sulla cittadinanza, potrebbero benissimo essere costruiti anche da noi, dicono i critici), ma soprattutto una soluzione temporanea: il contratto si è concluso due mesi fa, e attualmente non si sono ancora trovate alternative.

Di chi è la responsabilità?
È così che è iniziato l’ultimo balletto tra comune e regione, con l’immancabile rimpallo di responsabilità. Serve una sede per i nuovi impianti di smaltimento di Roma, e il sindaco accusa il presidente della Regione di non procedere con il piano rifiuti regionale. La Regione di contro accusa il comune di non aver comunicato i siti dove collocare gli impianti. E tra un’accusa e l’altra, urge al più presto una nuova soluzione tampone. Anche qui riprende la lite tra governatori Pd e giunta comunale a cinque stelle, che a questo punto sa tanto di campagna elettorale più che di legittimo scontro istituzionale.

Il 30 dicembre, Nicola Zingaretti e il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini annunciano un accordo per portare la spazzatura romana negli impianti di Bologna e Parma. A stretto giro, la risposta del comune, che ringrazia e rifiuta la sponda arrivata dai due governatori Pd. Si parla allora di trasportare i rifiuti in Abruzzo, ma dopo il sì iniziale della regione il governatore Luciano D’Alfonso ci ripensa, e chiede rassicurazioni prima di approvare il progetto, considerato comunque temporaneo e limitato all’attuale situazione di emergenza. Infine arriva l’ultima mossa del comune: un accordo da 40mila tonnellate per il 2018 con un’azienda privata, la Rida Ambiente Srl, che dovrebbe smaltire l’indifferenziata romana in zona Aprilia. Un accordo giudicato insufficiente dalle opposizioni.

La raccolta differenziata
In attesa di scoprire come evolverà la situazione, impossibile non spendere due parole anche sulla questione raccolta differenziata. Una sorta di panacea presentata da anni come la soluzione ai problemi romani, ma che dopo un primo periodo di crescita costante, dallo scorso anno sembra ristagnare, con un misero 3% in più segnato lo scorso anno, contro il +12% del biennio 2013-2014. E se per vetro, metallo e carta la gestione (al netto dei problemi di raccolta legati soprattutto al limitato parco mezzi di Ama) sembra funzionare, per l’umido sarebbe del tutto insufficiente. Come racconta Repubblica, citando dati presi da un rapporto del think tank dell’industria dei rifiuti Althesys, l’unico impianto di compostaggio dell’Ama è autorizzato a smaltire circa 30 mila tonnellate l’anno, a fronte delle oltre 250mila prodotte dalla raccolta differenziata, e nel 2016 ne avrebbe smaltite solo 14mila, un misero 6% del totale, affidandosi a impianti fuori dalla regione per la trasformazione e valorizzazione della frazione umida.

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Amatrice, scossa di magnitudo 3,6

Amatrice sotto la neve. Foto LaPresse/Mario Sabatini
Amatrice sotto la neve. Foto di repertorio LaPresse/Mario Sabatini

Registrata una scossa di terremoto, magnitudo 3,6 alle 04.48 di giovedì 11 gennaio ad Amatrice, senza danni a persone o cose.

I rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) hanno evidenziato che il sisma ha avuto ipocentro a 10 km di profondità; l’epicentro è stato localizzato 2 km a nordest di Amatrice e a 8 km da Accumoli in provincia di Rieti.

Un’altra forte scossa aveva colpito Amatrice 34 minuti dopo la mezzanotte del 4 dicembre, a circa 3 chilometri dal centro già duramente messo alla prova dai sismi che si susseguono dall’estate del 2016.

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I più bei Monumenti nazionali degli Stati Uniti

Natura e storia si incontrano nei monumenti nazionali, aree protette per scelta presidenziale. Ma l’amministrazione Trump vuole riscrivere l’approccio alla tutela

Polemiche negli Stati Uniti, dove la Casa Bianca ha annunciato che i confini di due monumenti nazionali nello Utah saranno rivisti, su decisione del presidente Donald Trump. Si tratta del Bears Ears National Monument e del Grand Staircase Escalante National Monument, entrambi nello Utah: il primo era stato designato come monumento nazionale nel 2016, il secondo nel 1996 dal presidente Bill Clinton.

Rivedere decisioni delle precedenti amministrazioni, o ritirarsi da organismi di livello mondiale, sembra prassi consolidata per l’amministrazione Trump ma anche in questo caso pare siano in arrivo contestazioni e ricorsi.

Nel frattempo, ecco una gallery per ammirare alcuni monumenti nazionali statunitensi, meraviglie della natura o siti che raccontano la storia della nazione.

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Pocketlab Air, il misuratore portatile di qualità dell'aria

Il dispositivo è tascabile, collegabile via Bluetooth e ha autonomia di 24 ore in modalità operativa

Attualmente in raccolta fondi con un goal di 25mila dollari e un finanziamento già incassato che si aggira attorno ai 78mila dollari — con ancora 20 giorni di crowdfunding a disposizione — Pocketlab Air è una campagna di successo che ha per protagonista un dispositivo per la misurazione dell’aria, per lo studio della sua qualità, per il controllo delle emissioni inquinanti.

L’aggeggio è portatile, anzi tascabile, misura la quantità di CO2 e microparticelle presenti nell’aria, è collegabile via Bluetooth (con raggio di 76 metri) a smartphone e computer al fine di rendere disponibili ad altri utenti i dati rilevati. Pocketlab Air, più in dettaglio, misura ozono, particelle di materia, temperatura, umidità, pressione e luce, oltre al tasso di CO2.

Il misuratore d’aria ideato da Clifton Roozeboom ha autonomia di 24 ore in modalità operativa, è un utile strumento per le scuole e per i privati, misura 10×6,4×3,3 centimetri.

Ti è piaciuto? Guarda anche Odessa, l’incendio di pneumatici filmato via drone.

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Altro che Spelacchio, Montreal ha l'albero di Natale più brutto al mondo

(Foto: ÎLOT 84)
(Foto: ÎLOT 84)

Ormai da giorni sui social spopola l’hastag #Spelacchio, una divertente presa in giro dell’albero di Natale realizzato quest’anno a Roma dalla giunta Raggi. E se anche voi non avete potuto fare a meno di dire la vostra e ve la siete anche presa con la sindaca, bene, questo è il momento di ricredersi. In fondo, la bellezza non è tutto. E anche gli alberi brutti possono diventare star!

Quella che vogliamo raccontarvi infatti è la storia dell’albero di Natale più brutto del mondo (questo sì!), che si trova in realtà a Montréal, in Canada. Non una novità in fondo, visto che la città canadese aveva raggiunto questo (non) invidiabile primato anche lo scorso anno.

(foto: LaPresse)
(foto: LaPresse)

I commenti generati dalla notizia hanno contribuito poi a far schizzare in alto la popolarità dell’albero, diventato in poche ore una vera web star (un po’ come successo con Spelacchio). Dopo aver fatto il pieno sui social, Montréal ha così deciso di trasformare questa figuraccia in una precisa scelta di marketing.

Il suo Ugly Christmas Tree è diventato una nuova tradizione natalizia, legata all’esaltazione dell’imperfezione.

(Foto: ÎLOT 84)
(Foto: ÎLOT 84)

Lode all’imperfezione, dunque. E se l’anno scorso era stato l’alberello “altissimo (27 metri!) e secco secco”, quest’anno è la volta dell’albero sbilenco. Alto circa 6 metri, spoglio e con la punta ripiegata su se stessa, sembra uscito dalla penna di Tim Burton.

L’albero è stato fornito dal Quebec Sapin Mtl, responsabile anche del successo dello scorso Natale. “L’anno scorso il nostro albero di Natale è stato deriso in tutto il mondo a causa del suo aspetto – ha spiegato a Lonely Planet il co-fondatore Philippe Pelletier – Non ci aspettavamo affatto di creare un tale dibattito sull’estetismo”.

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Il nuovo albero sbilenco – costato 2.500 dollari, interamente coperti dagli sponsor – ha un posto d’onore nel Village du Vilain Sapin (Villaggio del Brutto Abete, appunto), un villaggio di Natale davvero insolito. Merita una visita proprio per la sua particolarità, visto che nasce per celebrare il tema della diversità.

“Quando ci è stato chiesto dalla città di Montréal di proporre un progetto di Natale, abbiamo deciso di spingere ulteriormente il concetto e presentare un intero villaggio sull’imperfezione – spiega ancora Pelletier – Montréal è una città tollerante e aperta alle minoranze, quindi è troviamo giusto introdurre una nuova tradizione come questa. Montréal è perfettamente imperfetta – conclude – così come il nostro albero di Natale”.

All’interno del villaggio è possibile acquistare cestini a basso costo di frutta e verdura orribili e assaggiare cocktail preparati con il cosiddetto cibo imperfetto. Tacos e margheritas sostituiscono i cibi della tradizione natalizia, mentre per riscaldarvi potete bere una classica cioccolata calda e del sidro.

Ai piedi dell’albero poi, si trova un gigantesco bastone selfie e un po’ di vischio: vorreste forse andare via senza una foto ricordo con l’albero sbilenco? È vero, sarà anche imperfetto ma, a suo modo, bellissimo. E forse, grazie a lui, da oggi anche Spelacchio potrebbe risultarci più simpatico.

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Esplosione impianto gas austriaco, flussi verso l’Italia ripristinati

(Immagine: pixabay)
(Immagine: pixabay)

Dalle 21:00 del 12 dicembre l’Italia riceve ancora il gas che transita attraverso il gasdotto austriaco, distribuito dall’impianto di Baumgarten an der March, teatro di un’esplosione che ha causato una vittima e almeno 18 feriti.

In seguito all’esplosione il flusso di gas proveniente dalla Russia era stato interrotto e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, pronto a dichiarare lo stato di emergenza, ha nuovamente sottolineato la necessità che l’Italia abbia linee di approvvigionamento diversificate, facendo leva sul Trans Adriatic Pipeline (Tap), i cui lavori sono iniziati nel 2016, che collegherà il Mar Caspio all’Europa, nello specifico attraversando la Grecia del Nord e l’Adriatico per collegarsi alla rete italiana.

Un progetto che non piace al presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, più volte entrato in collisione con il ministro Calenda, ricorrendo anche al Tar senza ottenere soddisfazioni. Per Emiliano l’incidente occorso in Austria conferma la pericolosità dei gasdotti, riproponendosi di ricorrere alla Procura per tutelare l’incolumità pubblica.

Per il presidente della regione Puglia la salute e la sicurezza delle persone non può essere subordinata alle forniture di gas, per il ministro Calenda la differenziazione è invece prioritaria. Dal percorso austriaco giunge in Italia il 30% del gas necessario, impiegato soprattutto al nord. Dopo l’incidente di Baumgarten an der March si attende un’impennata dei prezzi, già saliti in modo più che sensibile in seguito alle ondate di gelo che hanno invaso l’Europa orientale durante gli ultimi giorni.

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Australia, un calendario raccoglie le foto più belle dei fenomeni meteo

Cieli in tempesta, aurora e luna piena, e altre suggestioni nel calendario del bureau australiano della meteorologia

Parlare del tempo, intenso come alternarsi delle condizioni meteorologiche, ha significato per anni parlare del più e del meno, affrontare conversazioni di modesta lega. Ma, complice il cambiamento climatico, e anche l’avanzare della tecnologia, il tema meteorologico ha preso quota, diventando sempre più centrale e spartiacque tra soggetti realmente informati e non.

Non tutti possono discettare di cumulonembi e modelli di previsione, ma tutti possono apprezzare la bellezza di alcuni fenomeni, soprattutto in paesi lontani e dalla sconfinata estensione territoriale. Ecco allora i migliori scatti provenienti dall’Australia: anche per il 2018 il Bureau of Meteorology ha infatti scelto le migliori immagini destinate all’Australian Weather Calendar.

Il calendario, pubblicato congiuntamente dal Bureau governativo e dall’Australian Meteorological and Oceanographic Society, consente di ammirare in dettaglio un ampio spettro di condizioni meteo in scena in tutto il Paese, catturate da centinaia di fotografi che scattano negli stati e nei suggestivi territori nazionali.

 

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Sentinel 5P, ecco l'inquinamento terrestre visto dallo Spazio

(Foto: Esa)
(Foto: Esa)

Ozono, metano e anidride solforosa. Sono solo alcuni degli inquinanti della nostra atmosfera appena rilevati dagli occhi di Sentinel 5P, la sesta sentinella del pianeta, lanciata il 13 ottobre scorso nell’ambito del progetto Copernicus, nato dalla collaborazione fra Agenzia spaziale europea (Esa) e Commissione europea. Più precisamente, il satellite ci ha mostrato la situazione attuale della qualità dell’aria che respiriamo, vista dalla Spazio, fornendoci così le immagini dettagliate dell’inquinamento atmosferico, che sono state presentate oggi al centro dell’Agenzia spaziale tedesca Dlr a Oberpfaffenhofen (Monaco di Baviera).

Una di queste prime immagini (qui sotto) mostra il biossido di azoto in Europa. La sua emissione è causata in gran parte dal traffico e dalla combustione di combustibili fossili nei processi industriali. Gli alti livelli di questo inquinante atmosferico possono essere viste su alcune regioni dei Paesi Bassi, nella Germania occidentale, sulla Pianura Padana e in Spagna.

(Foto: KNMI/ESA)
(Foto: KNMI/ESA)

 

Alcuni dei primi dati sono stati usati per creare una mappa globale del monossido di carbonio. L’animazione (sopra) mostra alti livelli di questo inquinante atmosferico su alcune regioni dell’Asia, Africa e Sud America.

Il satellite, inoltre, è stato in grado di catturare (come si vede nell’immagine qui sotto) la cenere che fuoriesce dal vulcano Mount Agung a Bali (Indonesia).

(Foto: ESA/DLR)
(Foto: ESA/DLR)

Sappiamo che l’inquinamento atmosferico mette a rischio la salute di milioni di persone: basta pensare che la scarsa qualità dell’aria provoca oltre mezzo milioni di morti premature all’anno, solamente in Europa. È quindi importante capire esattamente cosa c’è nell’aria che respiriamo, in modo da poter avere previsioni sempre più accurate e adottare, di conseguenza, adeguate e nuove politiche di contrasto dell’inquinamento. Finora, però, i satelliti non sono stati in grado di fornire misurazioni con una risoluzione spaziale sufficientemente dettagliata da permettere previsioni sulle emissioni degli inquinanti.

“Sentinel-5P è il sesto satellite per il programma di monitoraggio ambientale di Copernicus, ma il primo dedicato al monitoraggio della nostra atmosfera”, precisa Josef Aschbacher, direttore del Earth Observation Programmes dell’Esa. Infatti, Sentinel 5P e’ il primo satellite con lo scopo di monitorare e mappare con estrema precisione gli agenti inquinanti dell’atmosfera terrestre tra cui ozono, metano, monossido di carbonio, formaldeide e anidride solforosa. A bordo del satellite, infatti, c’è Tropomi (Tropospheric Monitoring Instrument), uno strumento scientifico molto raffinato e all’avanguardia (che misura dall’ultravioletto all’infrarosso) che ha il compito di rilevare le impronte digitali dei numerosi gas inquinanti, e studiare la fascia dell’atmosfera che si estende fino a circa 15 chilometri dalla superficie (riuscendo inoltre a misurare l’inquinamento emesso dalle singole città).

(Foto: Esa)
(Foto: Esa)

Dal lancio, lo strumento è stato sottoposto a un processo di decontaminazione pianificato e da pochi giorni, la porta che sigillava Tropomi è stata aperta, permettendo quindi alla luce di entrare e di farci acquisire le prime immagini, che l’Esa definisce superiori alle aspettative. “Lo strumento Tropomi del satellite ha promesso di offrire immagini di sostanze inquinanti con una risoluzione più elevata che mai, ed è certamente all’altezza delle sue promesse”, spiega Stefan Dech, direttore del Dlr’s Earth Observation Center.

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Maltempo, pioggia e neve portano disagi in tutta Italia

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Il maltempo non ha dato tregua ai disagi in queste ultime ore. In Trentino sono caduti fino a 80 centimetri di neve e la viabilità, benché generalmente buona, diventa problematica mano a mano che ci si avvicina ai passi del Pordoi e del Sella.

A Madonna di Campiglio qualche problema sulle strade e a Cortina d’Ampezzo i disagi si fanno più imponenti a causa della neve caduta durante le ultime 24 ore che hanno dato lavoro ai vigili del fuoco chiamati a sbloccare una trentina di automobili e a rimuovere alberi e grossi rami caduti sulle carreggiate.

Sull’A24 Roma – Teramo i camion che eccedono le 7,5 tonnellate di peso non posso transitare tra Vicovaro e L’Aquila Est, mentre la terra ha tremato ancora nei pressi di Amatrice, dove durante la notte sono state registrate 10 scosse, la più potente delle quali di magnitudo 2,7.

Durante le prime ore del 28 dicembre la grandine si è abbattuta su Roma, dove le condizioni meteo instabili hanno fatto cadere abbondanti piogge durante tutta la giornata precedente.

Funzionano a singhiozzo i collegamenti Formia-Ponza e quelli con le isole sono ancora più difficoltosi. A Napoli sono stati sospesi quelli con Ischia e Procida.

In Sardegna il vento forte e la neve hanno imposto la chiusura di diverse strade nei pressi di Nuoro e il circo Rinaldo Orfei che, il 27 dicembre era vicino Cagliari, ha fatto evacuare gli spettatori a causa del tendone sollecitato dal vento.

I prossimi giorni
Le ultime evoluzioni meteo inducono gli esperti a rivedere parzialmente le previsioni, con precipitazioni intense il 31 dicembre su Toscana, Liguria, Campania e Calabria.

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Il primo giorno del 2018 porterà un peggioramento sul Nord e il Centro del paese.

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Italia pronta a dire addio al carbone dal 2025

carboneIl governo si prepara per il cambiamento del sistema energetico. La Strategia energetica nazionale (Sen) presentata il 10 novembre punta all’addio al carbone negli impianti termoelettrici entro il 2025 per poi procedere con la completa decarbonizzazione del paese con una diminuzione, rispetto al 1990, delle emissioni del 39% nel 2030 e del 63% entro il 2050.

Questi gli obiettivi principali esposti dal premier Paolo Gentiloni, dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti durate la conferenza stampa con cui è stata presentata la Strategia energetica nazionale.

Come uscire dal carbone
Per centrare l’obiettivo il ministro Calenda invita alla collaborazione le regioni e i comuni: “se un Comune fa ricorso contro un elettrodotto o una Regione, a caso, fa ricorso contro un gasdotto, Regioni e Comuni sapranno che non si blocca solo l’opera, bensì anche l’uscita dal carbone al 2025”. Oltre a ciò servono le infrastrutture.

Per questo motivo sono previsti investimenti di 175 miliardi di euro fino al 2030, 110 miliardi per l’efficienza energetica, 35 miliardi per le fonti rinnovabili e 30 miliardi per le reti.

5 milioni di auto elettriche per svecchiare il parco automobili
Per raggiungere gli obiettivi della Sen, la strategia del ministro Galletti passa anche per le automobili elettriche le quali, stando alle previsioni, saranno quasi 5 milioni entro il 2030. Il tema delle vetture è centrale anche per il ministro Calenda che sta vagliando dei sistemi di incentivi per svecchiare il parco auto del paese.

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Per farlo servono soldi che potranno essere trovati solo con l’unità delle forze politiche e, lo scopo ultimo, non è quello di proporre una rottamazione vecchia maniera ma spingere la transizione verso i motori elettrici e quelli ibridi.