Archivio mensile febbraio 2018

DiLuca

Il giro del mondo in 80 birre

Dal Belgio alla Danimarca passando per Stati Uniti, Indonesia e Nuova Zelanda, ecco cosa bere quando siamo in giro per il mondo

Paese che vai, birra che trovi. Fino a pochi anni fa c’era chi considerava la birra artigianale una moda passeggera, un modo per “bere diverso” che sarebbe presto passato in cavalleria. La storia ha dimostrato il contrario: nel nostro paese microbirrifici e brewpub sono nati venti anni fa e continuano a spuntare in ogni dove, spesso sperimentando con i prodotti del territorio per trovare una nuova via a quello che, alla fine, è uno degli alcolici più vecchi del mondo.

Visto l’amore per la birra abbiamo pensato di proporti un viaggio intorno al mondo alla scoperta di nuovi sapori, un giro che dall’immancabile Belgio ci porterà in Italia passando per Danimarca, Colombia e perfino Indonesia e Tahiti. Vista la loro importanza nel panorama birrario mondiale abbiamo scelto di dividere gli Stati Uniti trattandoli come entità separate: ogni stato infatti ha le proprie particolarità e valeva la pena di sottolinearle.

Certo, non sempre è facile trovare delle artigianali in Paesi ancora poco avvezzi alla birra e così, pur di bere, abbiamo provato anche delle industriali tutto sommato accettabili.

Dopotutto, Paese che vai, birra che trovi.

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Vaccini, uno studio analizza chi sono gli antivaccinisti su Facebook

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse
Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

Il 2017 sarà ricordato in Italia anche come l’anno dell’introduzione dei vaccini obbligatori. Un atto che, ancora prima della sua ufficializzazione, ha fatto molto discutere, contribuendo ad amplificare la voce di chi è convinto dell’inutilità – se non addirittura pericolosità – delle vaccinazioni.

L’antivaccinismo però non è un fenomeno solamente italiano e ha radici ben più lontane nel tempo, tanto che sociologi di tutto il mondo lo studiano da anni per tracciare un profilo del no-vax tipo allo scopo di sviluppare strategie per arginare quella che da molti è considerata una tendenza pericolosa in termini di sanità pubblica. Chi sono dunque gli antivaccinisti? Secondo una recente ricerca pubblicata sulla rivista Information, Communication & Society gli antivaccinisti più attivi e accaniti su Facebook sarebbero in maggioranza donne indignate e convinte dell’esistenza di un complotto di governi e media ai danni della popolazione.

Nel loro studio Naomi Smith e Tim Graham, rispettivamente della Federation University Australia e della Australian Nation University, hanno analizzato sei pagine Facebook incentrate sull’opposizione alle vaccinazioni, ricavandone un ritratto degli antivaccinisti e individuando i temi più ricorrenti all’interno delle discussioni.

Le pagine Facebook coinvolte nello studio sono state Fans of the AVN, Dr. Tenpenny on Vaccines, Great Mothers (e Others) Questioning Vaccines, No Vaccines Australia, Age of Autism e Rage Against the Vaccines.

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Pagine che complessivamente al termine dello studio (nel dicembre del 2015) contavano 231.491 “mi piace”.

Nella loro analisi gli autori hanno notato che, nonostante le molte adesioni alle pagine, la maggior parte degli utenti mostrava scarsa attenzione in termini di “like” ai contenuti e una partecipazione solo occasionale alle discussioni. Il grosso dell’attività online, invece, era generata da un piccolo numero di persone. Lo studio inoltre ha rivelato che mediamente il rapporto tra maschi e femmine su queste pagine è di 1 a 3, e che la presenza degli uomini si abbassa ulteriormente se si prendono in considerazione i gruppi di utenti attivi.

Attivismo, governance, mezzi di informazione e censura, vaccinazione come genocidio sono stati invece gli argomenti più ricorrenti nelle discussioni. Ma tra gli altri temi frequenti si annoverano il virus Zika, le posizioni pro-vax della Fondazione Gates, le trasgressioni morali, i danni da vaccino e le scie chimiche.

Le preoccupazioni attorno ai vaccini – sostengono gli autori a conclusione dell’articolo – rivelano una comunità (costituita prevalentemente da madri) che si sente perseguitata, che non si fida della medicina ufficiale e sospetta dei metodi approvati dai governi per prevenire le malattie.

DiLuca

La Russia realizzerà il primo hotel di lusso sulla stazione spaziale internazionale

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(Foto: Anatoly Zak/Russianspaceweb.com)

L’idea del turismo spaziale pare essere qualcosa di già superato, c’è infatti chi ha piani più grandiosi per il prossimo futuro. Stando a quanto annunciato sulla rivista online Pupular Mechanics, la Russia starebbe progettando la realizzazione di un hotel di lusso sulla Stazione spaziale internazionale. Rimanere sull’ISS per un periodo di circa una settimana non sarà proprio alla portata di tutti, dato che le cifre si aggireranno attorno ai 40 milioni di dollari. Con altri 20 milioni di dollari ci si assicurerà la possibilità di fare una passeggiata spaziale affiancati da personale esperto.

Questa strategia sarebbe stata pensata dall’azienda spaziale russa RKK Energia, per ripagare i costi della costruzione del secondo nuovo modulo spaziale che il Governo russo non intende finanziare. Questo sarà l’aspetto del modulo esterno: Internamente, invece, la stazione avrà quattro compartimenti attrezzati a zona notte, dotati di una finestra da nove pollici.

Ci saranno due postazioni mediche e d’igiene e un piccolo salotto che sarà dotato di una finestra da 16 pollici. L’obiettivo dell’azienda sarà portare uno o due passeggeri alla volta, ma questo sarà possibile solo dopo che la Nasa cesserà l’acquisto dei posti sulla capsula per il personale poi diretto all’ISS; questo accadrà quando i veicoli del programma commerciale  di Boeing e SpaceX saranno pronti.

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Per essere in grado di avviare i lavori di costruzione, l’azienda russa deve trovare 12 passeggeri (benestanti) disposti a pagare 4 milioni  di dollari in anticipo. Se almeno sei passeggeri all’anno soggiorneranno  per una settimana nello spazio, l’azienda potrà recuperare il suo investimento entro sette anni.

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Nastro Azzurro continua a spingere il viaggio di Rockin'1000

A volte un sogno si realizza, a volte no; Fabio Zaffagnini, fondatore di Rockin’1000 e simbolo della Moving Forward Generation, invece è andato oltre e ha trasformato un suo sogno in un vero e proprio format che può essere replicato in nome di una emozione sempre diversa, quella che si genera con la musica. Nel 2015 ha radunato un migliaio di persone al Parco Ippodromo di Cesena per suonare collettivamente Learn to Fly, convincendo in questo modo la rock band statunitense Foo Fighters a tenere un concerto in città. Nel 2016 ha concesso il bis, con un live andato in scena sempre nella cittadina romagnola dal titolo That’s Live-The biggest rock band on earth.

Ma la sfida continua e lo scorso luglio i talentuosi 1000 sono”sbarcati” in montagna, più precisamente a pochi chilometri da Courmayer, in Val Veny per un grande raduno rock ai piedi del Monte Bianco. Una due giorni (28-29 luglio) in mezzo alla natura, dove era possibile anche fare trekking, karaoke e guardare film sotto le stelle.

Ma la protagonista assoluta è stata la musica.

Nella prima giornata del Summer Camp in Val Veny i Mille hanno suonato Tender, la celebre canzone dei Blur, presente nell’album 13 e pezzo cult per chi continua ad apprezzare il gruppo britannico ancora oggi. Una versione unplugged, intorno a un falò, con chitarre acustiche, percussioni a mano, voci e il suggestivo scenario valdostano a renderla un momento di condivisione sognante e un po’ mistico.

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Nel secondo giorno di eventi, invece, i Mille hanno eseguito ben tre medley con quindi brani che hanno fatto la storia del rock, per un tributo energico e appassionato, molto vicino al dna del format.

Ancora una volta, a spingere lontano il talento e la passione dei musicisti e cantanti accorsi anche dal resto del mondo c’era anche Nastro Azzurro, il brand italiano della premium amata anche all’estero e main partner del Summer Camp. La storia di Fabio Zaffagnini è un po’ l’emblema della filosofia Nastro Azzurro: credere in un progetto è la prima via per realizzarlo, rilanciando i sogni oltreconfine con quel misto di convinzione e energia tipicamente italiano. E il brand ha deciso infatti, nel 2017, di mettere al centro della sua campagna di comunicazione proprio la storia del primo evento realizzato da Zaffagnini a Cesena, per spingere altri esponenti della Moving Forward Generation a scommettere sui propri progetti e a farsi avanti.

Per chi vuole rivivere o scoprire le emozioni del Summer Camp valdostano di Rockin’1000 è possibile farlo, guardando la performance nel video creato per l’evento, fresco di lancio. Una vera e propria elegia rock alla sempre affascinante transizione dal sogno alla realizzazione.

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Negli Stati Uniti arriva la cipolla che non fa piangere

Cipolla

La promessa è semplicissima: niente più lacrime per i cuochi, professionisti o amatoriali che siano. Gli Stati Uniti festeggiano l’imminente approdo sul mercato delle Sunions, una nuova tipologia di cipolla che può essere tagliata senza alcun rischio di ritrovarsi gli occhi rossi e gonfi di pianto. Sviluppato da Bayer Crop Science in 30 anni di ricerca, come specifica l’azienda, questo innovativo prodotto perderebbe buona parte della propria caratteristica acredine durante la conservazione, e arriverebbe dunque in tavola (e in cucina) con due caratteristiche fondamentali: un gusto più dolce delle regolari cipolle e soprattutto secrezioni molto contenute di acidi sulfenici, quelle sostanze che normalmente fuoriescono a causa di tagli, pressioni e affini causando la lacrimazione degli occhi.

Nonostante l’entusiasmo per l’arrivo di queste Sunions, però, bisogna ricordare che non si tratta di una prima assoluta a livello mondiale. Già nel 2015 l’azienda giapponese House Foods Group aveva presentato una cipolla priva di quell’enzima responsabile della produzione delle fuoriuscite lacrimogene, letteralmente annientato attraverso un bombardamento agli ioni.

E ancora prima, nel 2013, il New Zealand Institute for Plant and Food Research era riuscito in laboratorio a sostituire questo enzima con un sostituto presente nell’aglio, dando vita a una cipolla dall’alto potere antiinfiammatorio, con ulteriori proprietà benefiche contro i disturbi cardiovascolari.

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Flectr, il catarifrangente per bici con visibilità a 360°

Si è aggiudicato il German Design Award 2018 e sarà in consegna a partire dal prossimo febbraio

Si chiama Flectr, l’innovativo catarifrangente per bici che garantisce una visibilità notturna a 360 gradi — quando viene colpito da una luce, ovviamente.

Presente su Kickstarter con un goal di finanziamento da 3.000 euro, Flectr ha già raccolto oltre 45.000 euro; la compagnia si è già aggiudicata il German Design Award 2018 e prevede la spedizione del suo catarifrangente per bici per il prossimo febbraio.

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Gli zaini Deep Blue in materiale riciclato che vengono da San Francisco

Sono in raccolta fondi, sono fatti di vele e mute da sub usate, sostengono diverse iniziative ecologiche della baia californiana

Si chiama Deep Blue Bag Project la campagna di raccolta fondi finalizzata alla produzione di zaini a uso sportivo realizzati interamente in materiale riciclato e resistente all’usura. Le borse Deep Blue saranno prodotte nella baia di San Francisco, regione celebre per la sensibilità ambientale, per la valorizzazione delle risorse locali, per il rispetto della natura.

Queste linee guida costituiscono le peculiarità delle borse californiane, la cui produzione sarà affidata a produttori e artigiani locali; che sono garantite a vita; che finanziano, a loro volta, diverse iniziative ambientali.

Gli zaini — che in raccolta fondi hanno già raccolto oltre 20mila dollari: quindi hanno raggiunto il goal minimo stabilito — pesano 500 grammi; hanno capacità di 20 litri; usano vele spinnaker riciclate e mute da sub riciclate; hanno una tasca impermeabile; hanno un alloggiamento per computer; sono progettati dal designer Yves Behar.

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Moda e beauty: 3 prodotti geniali per sentirsi più belli con Star Wars

Beauty Fashion Star Wars

Che l’uscita nelle sale di Star Wars: Gli ultimi Jedi potesse innescare una diffusione incontrollata di pupazzetti, gadget, quaderni, giocattoli e oggettistica di qualunque tipo era ampiamente previsto. Ciò che invece è andato oltre ogni aspettativa è il coinvolgimento del cosiddetto comparto fashion&beauty, che ha salutato il nuovo capitolo della saga di Guerre Stellari con un entusiasmo quasi commovente.

Proprio così: anche il mondo dell’abbigliamento e quello dei cosmetici, solitamente piuttosto tiepidi verso l’universo fantascientifico, hanno deciso di prendere parte all’eterna lotta tra il lato chiaro e quello oscuro della Forza. Con una serie di proposte decisamente curiose.

Maschera Chewbecca

A partire dalla geniale idea del marchio giapponese Ichidohido Honpo, che ha pensato di realizzare speciali maschere per il viso con le sembianze di Darth Vader, Chewbecca, C-3PO & co. La lotta ai punti neri e alle imperfezioni della pelle, d’altronde, coinvolge tutti gli abitanti dell’universo, indipendentemente che indossino o meno una maschera.

E questa ne è la prova definitiva.

Cargo Cosmetics

C’è poi chi, come Cargo Cosmetics, ha pensato bene di strizzare l’occhio alle fan di lunga data della saga cinematografica. Al grido di Rule the Galaxy, ecco allora i due set di ombretti che imporrano alle acquirenti una scelta di campo definitiva: la versione Light Side, con colori più delicati e naturali, e quella Dark Side, carica di nero, viola e simili. In aggiunta, ci sono poi gli specchietti da borsetta con immagini di BB-8, Rey e della Principessa Leila.

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Asos Star Wars

E se i trucchi non dovessero bastare, ecco la capsule collection di Asos in collaborazione con Disney, per chi desidera indossare un pizzico di George Lucas non solo durante i ritrovi di cosplayer, ma anche nella vita di tutti i giorni. Una collezione per lui e per lei che trabocca di referenze all’estetica di Star Wars, con tanto di abiti lunghi per aspiranti Stormtrooper sui tacchi. Definirli vestiti spaziali sarebbe troppo banale? E allora viva la banalità.