Insonnia, cos'è e come si cura

DiLuca

Insonnia, cos'è e come si cura

(Foto: PhotoAlto/Frederic Cirou/Getty Images)
(Foto: PhotoAlto/Frederic Cirou/Getty Images)

Solo in Italia si calcola che a soffrire di insonnia cronica siano 9 milioni di persone, con ripercussioni importanti non solo sulla qualità della vita, ma anche sul lavoro e sulla salute. Ma cosa sappiamo davvero di questo disturbo? E soprattutto, si può curare? Come?

Che cos’è l’insonnia
Di passare notti in bianco può capitare a tutti. Qualche brutto pensiero, impegni importanti, o solo una cena più pesante delle altre. Ma l’insonnia propriamente detta è altro. Complessivamente si parla di insonnia come un disordine frequente e persistente, in cui chi ne è colpito ha: difficoltà ad addormentarsi, a rimanere addormentato, ha risvegli frequenti o problemi a riaddormentarsi, si sveglia presto o tutte le cose insieme; si alza stanco, affatto riposato, sonnolento, irritato, con difficoltà a concentrarsi, a lavorare e a interagire con gli altri, a guidare (aumentando così il rischio di incidenti). Tutto questo malgrado la possibilità di dormire. Quanto? Non è chiaro quando non si deve dormire per parlare di insonnia, dal momento che ognuno ha un diverso e personale bisogno di sonno, anche se le linee guida sono d’accordo nel ritenere come necessarie dalle 7 alle 9 ore per gli adulti e spesso si parla di insonnia quando quelle dormite son meno di sei, per tre o più notti a settimana.

Alcune persone possono soffrire di insonnia per qualche breve periodo, una settimana o anche un mese, e in tal caso si tende generalmente a parlare di insonnia acuta. Se il disturbo si protrae invece più a lungo invece l’insonnia diventa cronica e generalmente sono diverse anche le cause tra chi soffre di una forma piuttosto che dell’altra.

Leggi anche

L’insonnia può essere un sintomo (o un effetto collaterale)
L’insonnia può essere essa stessa il problema o essere dovuta a qualcos’altro. In questo caso significa che le difficoltà nel dormire sono dovute a una condizione preesistente che rende difficile il riposo. Dolori, depressione e ansie – che siano le preoccupazioni per la scuola, la famiglia, il lavoro, le relazioni di coppia, un lutto o la malattia di un caro – figurano ai primi posti tra le cause che impediscono di riposare. Oltre alle problematiche psicologiche ed emotive diverse condizioni mediche stesse però possono rendere complicato il sonno, come artrite, asma, apnee notturne, dolori alla schiena, allergie, problemi gastrointestinali, nonché malattie quali cancro, Alzheimer e Parkinson.

Spesso anche i medicinali possono essere la causa: è il caso di alcuni antidepressivi, farmaci per la pressione, le allergie, corticosteroidi e decongestionanti. Non consigliano il sonno neanche tè, caffeina, coca cola e altre bevande che contengano stimolanti, così come la nicotina, stimolante anch’essa. Anche l’apparente effetto sedativo dell’alcool è un inganno: se infatti può aiutare ad addormentarsi previene il sonno profondo e spesso causa risvegli notturni. Come in molti avranno sperimentato poi spesso l’insonnia può essere l’effetto collaterale di cause minori, come cambi turni al lavoro e di abitudini (nonché di letto). Infine l’età stessa è un fattore di rischio (così come essere donne) per lo sviluppo di insonnia: con l’età infatti il rischio di non dormire o dormire male aumenta, sia per aumento delle condizioni disturbanti (dalla menopausa alle maggiori probabilità di soffrire di altre co-morbidità) che per cambiamenti nelle abitudini e fisiologia. Con l’età inoltre l’orologio biologico si sposta, facendo avvertire prima il sonno e destandoci prima la mattina, ma anche le ridotte attività lavorative e fisiche possono cambiare le abitudini in fatto di riposi e riposini.

Quando l’insonnia è la malattia
A volte però non è possibile rintracciare in cause esterne le ragioni delle difficoltà a dormire. In tal caso si parla di insonnia primaria, un disturbo non ancora ben compreso e che generalmente si protrae a lungo e non attribuibile direttamente a condizioni psichiatriche, mediche o ambientali. Cambiamenti negli stili di vita, stress prolungati o disordini emotivi possono essere causa di insonnia primaria. Anche quando risolti però, spiegano dall’Nih, i problemi a dormire possono persistere e spesso a rendere complicato il sonno sono proprio i rimedi messi in atto per combattere l’insonnia, come l’abitudine a riposini pomeridiani o andare a dormire presto. Accanto alla teoria secondo cui nelle persone che soffrono di insonnia si abbia uno sbilancio chimico, sia a livello dei mediatori cerebrali che plasmatico, recentemente si è fatta largo anche quella secondo cui l’insonnia sarebbe legata a un problema di materia bianca. Uno studio su Radiology ha infatti mostrato che nei pazienti con insonnia primaria si osserva una ridotta integrità della materia bianca in alcune regioni dell’emisfero destro e del talamo.

Come si diagnostica
Il primo passo è esser certi di soffrire di insonnia. Per questo lo specialista si occuperà di capire qualsiasi aspetto che possa influenzare negativamente la qualità del sonno, con indagini mediche, per identificare eventuali condizioni disturbanti e un’attenta anamnesi degli stili di vita. Nel caso in cui non fosse possibile rintracciare una causa chiara all’origine dell’insonnia su cui intervenire, è possibile che il medico chieda al paziente di sottoporsi a una serie di esami specifici per valutare la qualità del sonno presso un centro specializzato, misurando il battito cardiaco, la saturazione di ossigeno nel sangue, l’attività cerebrale, i movimenti degli occhi e del corpo (si parla in tal caso di polisonnografia). In questo modo lo specialista sarà in grado di confermare o escludere la presenza di un disturbo del sonno mascherato dall’insonnia e di identificare la terapia più appropriata.

I trattamenti: non solo melatonina
A volte agire sulle cause prime dell’insonnia o modificare le proprie abitudini in fatto di sonno non basta. Così come potrebbe non essere sufficiente rinunciare a caffè, tè, sigarette, non esagerare con l’alcol e i pasti serali, limitare la quantità di luce nella stanza prima di dormire. La cosiddetta igiene del sonno insomma potrebbe sì risolvere i problemi di molti ma non di tutti. Accanto ai cambiamenti di stili di vita gli altri interventi per risolvere il problema dell’insonnia rientrano in tre grandi categorie: la terapia cognitivo comportamentale (Cognitive-Behaviour Therapy, CBT), i farmaci e le terapie cosiddette complementari. La terapia cognitivo comportamentale è stata appena riconosciuta in via ufficiale dall’American College of Physicians (Acp) come il trattamento di prima linea nella lotta all’insonnia cronica. La Cbt, in sedute faccia a faccia con uno psicoterapeuta o  di gruppo, mette in atto tutta una serie di strategie per favorire il sonno e contrastare ansie e pensieri negativi che possano allontanarlo, eliminando miti e paure legate al sonno. Ma al tempo stesso, e a seconda dei diversi casi, il terapista può lavorare insieme al paziente cercando di eliminare le cattive abitudini che compromettono la qualità e durata del sonno, limitando la quanità spesa al letto da svegli e praticando una serie di tecniche di rilassamento. “Sebbene abbiamo prove insufficienti per confrontare direttamente la Cbt con i trattamenti farmacologici, la terapia congnitivo-comportamentale probabilmente comporta meno rischi”, ha commentato il presidente della Acp, Wayne J. Riley: “I farmaci per il sonno possono infatti essere associati a diversi effetti collaterali gravi”. Inoltre i farmaci – quali antistaminici (usati per il loro effetto sedativo) benzodiazepine, ipnotici non benzodiazepinici – non agiscono colpendo le cause prime dell’insonnia e non sono indicati come trattamenti per lunghi periodi anche se per brevi possono essere utilizzati in combinazione alla terapia cognitivo comportamentale. La nota melatonina rientra infine nella cosiddette terapie complementari, insieme anche a rimendi come valeriana, agopuntura e yoga. Malgrado la diffusione però, non è ancora chiaro quanto realmente gli integratori di melatonina – una sostanza prodotta naturalmente dal corpo in assenza di luce e che partecipa alla regolazione del sonno – siano efficaci per il trattamento dell’insonnia.

Info sull'autore

Luca administrator

Commenta